Il Consiglio di Cooperazione del Golfo

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) è un organo di cooperazione internazionale istituito da alcuni paesi del Golfo Persico a partire dal 25 maggio 1981.

I paesi membri del GCC, con sede a Riyad, sono Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar.

La ragione  principale che portò alla creazione di un consiglio di cooperazione era la necessità di coordinazione, integrazione e interconnessione tra gli stati membri in tutti i campi: economico, finanziario, commerciale, amministrativo, legislativo, sociale, educativo e sanitario.

In particolare, uno dei pilastri fondanti del Consiglio di cooperazione è la promozione di attività per il progresso tecnologico per quanto riguarda la produzione industriale, l’estrazione mineraria, l’approvvigionamento idrico, le risorse animali e l’agricoltura.            

Dalla sua fondazione, l’ambito che il  GCC ha sviluppato maggiormente è sicuramente quello economico-finanziario. In questo senso, gli obiettivi erano quelli di raggiungere un mercato comune e la cooperazione nel settore bancario per accelerare la circolazione di scambi e investimenti.

Dopo un periodo di coordinazione tra i paesi in ambito finanziario e legislativo, nel 2001 viene siglato il GCC Economic Agreement, che si basa su 3 pilastri:

  • Unione doganale e mercato comune

Una tariffa doganale unica è stata stabilita e sono state armonizzate le norme e le procedure doganali in tutti i paesi del GCC, in modo da semplificare i processi di importazione. Inoltre la circolazione di beni all’interno dei paesi appartenenti al GCC è esente da tariffe doganali. Dall’implementazione del GCC economic agreement, gli scambi commerciali tra i membri sono aumentati del 75,5% nei primi 10 anni, con un tasso di crescita annuale stabile del 7,5%.

  • Relazioni economiche internazionali tra i paesi del GCC e altri paesi

Per i paesi del golfo è rilevante lo scambio di beni e servizi con paesi terzi ed è per questo che negli anni hanno costantemente cercato di implementare accordi commerciali internazionali. 

In particolare, il quadro per la cooperazione economica e politica tra l’UE e i paesi del CCG è fornito dall’accordo di cooperazione UE-CCG del 1988 e effettivo già dal 1990, che mira a migliorare le relazioni commerciali con gli Stati europei. L’accordo ha creato un Consiglio congiunto formato dai rispettivi Ministri degli Esteri e un comitato di cooperazione congiunto, che si riuniscono ogni anno.

Di fatto, il commercio UE-GCC è in costante aumento: il commercio totale è aumentato del 53% in dieci anni, con un picco nel 2013 – corrispondente al picco dei prezzi del petrolio. Nel maggio 2017 è stato avviato un dialogo informale UE-GCC più strutturato su commercio e investimenti.

L’UE è stato il primo partner commerciale del GCC nel 2018, rappresentando il 14,6% del commercio totale, seguito da Cina (12,2%), Giappone (8,5%) e India (8,4%).

  • Unione monetaria 

Uno degli obiettivi fondamentali è quello di riunire tutti gli stati membri GCC sotto un’unica moneta. Al momento questo obiettivo non è stato ancora raggiunto per la necessità di ulteriore convergenza delle politiche economiche degli stati membri. Tuttavia, questo è uno scenario in continua evoluzione. Ad esempio, a gennaio del 2019 Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, a causa della necessità di migliorare lo scambio internazionale di denaro, hanno comunicato che stanno lavorando congiuntamente al lancio di una criptovaluta tramite le loro banche centrali. Il trial di Aber, la valuta digitale utilizzata dalle due nazioni, ha lo scopo di indagare su metodi di riduzione dei costi per trasferimenti internazionali. Inizialmente l’utilizzo di questa nuova criptovaluta sarà limitato a poche banche in ogni nazione.