Il futuro è “in onda”: alla ricerca di modelli più sostenibili

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Il futuro è “in onda”: alla ricerca di modelli più sostenibili

Non è da molto che abbiamo parlato di adattabilità riportando il concetto secondo cui: “non è la specie più forte che sopravvive, ma la più adattabile”. Questo principio è tanto più vero nel business, ma non avremmo mai immaginato di vederlo “in onda” così rapidamente come sta accadendo in queste settimane per effetto delle restrizioni dovute a Covid-19.

Al cambiare delle abitudini di vita (#iorestoacasa) e delle paure diffuse, cambiano i comportamenti di acquisto e di consumo, cambiano i bisogni, cambiano le modalità di gestione del lavoro, delle relazioni e dello spazio sociale.

Per tutta risposta, si stanno adottando strategie con elevato impatto di sostenibilità:

  • Global knowledge sharing, la conoscenza è messa a disposizione, ricercata, scambiata “senza confini”, pur nell’incremento dei limiti di spostamento delle persone. Questa è già una best practice nel settore della ricerca scientifica e può essere “mutuata” in molti altri ambiti dove la conoscenza messa a fattor comune può concorrere ad uno sviluppo collettivo più sostenibile;
  • Local Production, abbiamo capito che cosa succede quando non abbiamo la capacità di produrre localmente ciò di cui abbiamo bisogno e ci stiamo attrezzando per ricreare intere filiere produttive nel nostro Paese;
  • Ovviamente, l’uso necessario e massivo dello smart working ha ridotto (quasi azzerato) traffico, emissioni, incidenti in itinere, mantenendo invece lo svolgimento delle attività lavorative.

La grande opportunità che questa esperienza sta portando alle imprese è l’evidenza che “si può fare”, o meglio che “si sta già facendo”.

Certo, possiamo imparare a farlo un po’ meglio e in maniera più bilanciata. Ma di certo non ha senso tornare indietro e perdere questa grande opportunità.

Si possono adottare modelli organizzativi realmente più sostenibili in grado di coniugare: 

  • Intelligenza globale (o quanto meno “diffusa”) e capacità di andare a ricercare e acquisire la conoscenza e l’innovazione ovunque si trovi nel mondo; 
  • Produzione più bilanciata fra locale e delocalizzata, bilanciando i rischi e riducendo i costi non necessari nei trasporti delle merci;
  • Maggiore ricorso al lavoro “agile”, con riduzione dei costi non necessari diretti e indiretti, aziendali e sociali, connessi alla “compresenza” delle persone nel posto di lavoro;
  • Maggiore attenzione al benessere delle persone, come parte essenziale di un modello di azienda sostenibile.

Abbiamo già parlato dell’importanza di imparare, dis-imparare e re-imparare e dell’importanza di adottare un “agile mindset”. Ora speriamo sia chiaro a tutti il perché e che tutti (imprenditori, manager, strategist) vogliano cogliere questo momento per ripensare i modelli di business e le logiche di gestione delle imprese alla luce di tutto ciò. 

Non perdiamo questa occasione per cambiare le nostre abitudini, superiamo dei modelli gestionali che ormai possiamo definire “passati” e proviamo a sperimentare logiche più sostenibili e a valore per tutti.