ONLIFE, la nuova sfida degli HRs?

ONLIFE, la nuova sfida degli HRs?

Onlife” è il neologismo che si usa per definire “la dimensione vitale, relazionale, sociale e comunicativa, lavorativa ed economica, vista come frutto di una continua interazione tra la realtà materiale e analogica e la realtà virtuale e interattiva*”.

Le nostre esistenze sono “onlife”. E quelle dei nostri figli ancora di più, nonostante i nostri tentativi, spesso mal supportati dal nostro esempio, di staccarli dallo smartphone.

Questo è un fenomeno evidente a tutti noi ed iperbolico nel suo sviluppo. Non possiamo quindi non considerarlo nelle riflessioni sulla strategia e organizzazione aziendale.

Un recente report, Assintel ci racconta che oltre il 60% delle grandi aziende in Italia ha definito e sta decisamente implementando una strategia di Digital Transformation. Nella maggior parte dei casi si tratta di programmi più focalizzati sulla customer experience, sul front end, sul punto di contatto fra azienda e mercato. Molta meno DT riguarda invece i processi, le procedure, le prassi e l’organizzazione interna, con il rischio di creare aziende a due velocità, sempre più distanti fra front end e back end dei processi.

Un secondo spunto di lettura – di Giovanni Fracasso – ci propone casi di successo nei percorsi di DT e conclude riportando l’attenzione su quel fattore “soft” della DT che riguarda competenze e attitudine:

Quello che ci vuole è un'attitudine interna, possibilmente strutturata con delle competenze e ruoli, a rimettere in discussione continuamente i processi per innovarli senza sosta (…) giorno dopo giorno.

La DT è un terreno ancora molto sperimentale, dove non esiste una “formula di successo” uguale per tutti, ma dove è importante imparare dalle esperienze altrui condividere e sperimentare a propria volta

Il fattore “human” è da tutti identificato come il fattore chiave di successo. Ma attenzione! Dobbiamo saper collegare questa considerazione con lo sviluppo di soluzioni che generino una elevata “adoption”. Chi progetta soluzioni per il consumatore, lavora per facilitarne l’adoption, ossia il desiderio spontaneo di utilizzo, connesso alla semplicità, piacevolezza, utilità percepita (interessante in questo senso la serie Netflix “Abstract”).

Quando pensiamo a soluzioni che vogliamo implementare nelle aziende, che siano utilizzate dai dipendenti, non possiamo prescindere dal progettare le stesse in ottica di “adoption” da parte dei nostri “user” interni. Per questo sono necessari un differente mindset e differenti competenze, in capo alle funzioni che decideranno di guidare il processo di DT per il back end delle aziende, oggi spesso senza una vera leadership. È forse questo un tema che riguarda la funzione HR nel 2020?

* Fonte: Treccani