Stone Island e Satispay valorizzano il Made in Italy

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Stone Island e Satispay valorizzano il Made in Italy

Ma ha ancora senso parlare di Made in Italy?

In un mercato sempre più globale, che quest’anno ha dato una accelerata importante a tutto il contesto digitale a servizio del business, dove tutto è raggiungibile ed a portata di click, è una domanda che spesso ci si fa.

Ha ancora senso valorizzare la provenienza di manufatti e servizi italiani?

In una recente intervista, Carlo Rivetti, presidente e direttore creativo di Stone Island, celebre marchio di origine modenese (Ravarino), parlando dell’acquisizione di Stone Island da parte del colosso Moncler, afferma:

Avevo offerte più alte, ma non ha prezzo la possibilità di restare italiani al 100%.

Carlo Rivetti

In effetti la storia della famiglia Rivetti, impresa familiare di lunga data, affonda le sue radici nel sottosuolo italiano.

I Rivetti, imprenditori del distretto biellese della lana, negli anni ’30 fondano il Gruppo Finanziario Tessile (GFT), diventando così veri e propri produttori di abbigliamento.

Dagli anni ‘60 agli anni ’80 il GTF cresce e si re-inventa, acquisendo il marchio C.P. Company, con sede a Ravarino. Dalla divisione Sportswear nata in quegli anni, della quale Carlo Rivetti diventa Amministratore Delegato, prendono vita nuovi progetti, tra cui quello di Stone Island. Poi il GTF nel 1993 ha una grossa crisi, che porta alla cessione dell’azienda. Ma Rivetti, uscito dalla società 4 anni prima del fallimento, non si arrende, rileva le attività di Ravarino, e riparte da capo, con il marchio Stone Island. Da quel momento a oggi l’azienda è in continua crescita.

Nove anni fa i ricavi erano 53 milioni, con un Ebitda di 4, pari al 7,3% del fatturato. Nel 2019 siamo arrivati a 239 milioni, in crescita del 24% sul 2018 e con un Ebitda di 73 milioni, pari al 30% del fatturato. E nel 2020, nonostante il Covid, chiuderemo in leggera crescita. Ci hanno cercato in tantissimi, soprattutto dall’estero.

Carlo Rivetti

Ma i Rivetti non sono i soli ad credere e valorizzare lo stampo italiano.

Anche aziende super giovani, come l’innovativa Satispay, credono che saper essere internazionali, mantenendo l’identità Italiana sia la soluzione più azzeccata.

La Fintech italiana, fondata nel 2013 da 3 ragazzi di Cuneo, e famosa per il nuovo modello di pagamenti sviluppato tramite l’omonima App, il 18 novembre 2020, ha concluso un round di finanziamenti da 93 milioni di Euro.

Il round internazionale ha visto l’ingresso di grandi player del mondo delle startup: prima fra tutte l’italiana TIMVentures, poi Tencent, importante internet company, fino ad arrivare a Lgt Lightstone, il ramo dell’equità di crescita impact investing di Lgt Capital Partners, il più grande gruppo familiare di private banking e asset management del mondo.

Siamo onorati di accogliere nuovi investitori che possono condividere con noi la loro straordinaria esperienza e soprattutto supportarci nella nostra mission di diventare il nuovo network di pagamento di riferimento a livello europeo. TIM è un partner con cui lavoreremo da subito per accelerare ancora di più la crescita in Italia. Square e Tencent sono leader nel mobile payment nei due più grandi mercati al mondo e questa è per noi la migliore conferma possibile del fatto che il modello che abbiamo creato sia quello giusto. LGT Lightstone è un importante investitore finanziario, con dimensione tale da poter garantire, insieme agli altri soci, supporto per tutto il fabbisogno di cui Satispay dovesse necessitare in futuro per raggiungere i propri obiettivi a livello europeo.

Alberto Damasso, co-founder e CEO di Satispay

Satispay dunque vuole crescere a livello europeo, mantenendo i  fari puntati sul mercato italiano, vivace e professionale contenitore di idee innovative.

Spero che questo sia un segnale di attenzione verso l’Italia che fa innovazione, e accenda la luce anche su altre startup.

Alberto Damasso, co-founder e CEO di Satispay

E noi lo speriamo con lui.